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La Storia
Da
Figline a SchignanoLa strada che risale da Figline parallela al corso della Bardena raggiunge il passo della Collina (445 m), sul confine tra Prato e Vaiano, che fu in antico un importante crocevia, la cui frequentazione fino da periodo remoto è confermata tra l’altro da frammenti fittili dell’età del Bronzo ritrovati nella zona. Al passo si incrociavano le strade per Schignano e Migliana e quella che da La Briglia portava a Fognano e a Bagnolo. Il percorso prosegue in quota lungo le pendici del monte Javello e attraversa una bella zona con edifici e villette recenti (a sinistra della strada si identificano, tra nuove costruzioni, le case coloniche dei poderi Collina, Bruceto, Casedoniche, quest’ultima fu forse “casa da signore” medievale), giungendo infine a Schignano, presso l’incrocio con la strada che sale da Vaiano. Sulla sinistra, prima dell’abitato, un sentiero (CAI 14A, o 14 dal nord dell’abitato) porta alla pianeggiante valletta di Vallupaia (582 m), una delle passeggiate tradizionali della zona, ricca di castagni e con una fonte. Il sentiero, raggiunto monte Ricorboli (727 m), sprone dello Javello in bella posizione, sale alla fonte del Prete (850 m), tra folti alberi. Un’iscrizione del 1878 ricorda il rimboschimento effettuato dal colto Giuseppe Vai, sulle coste del monte (circa 37 ettari di faggi, abeti, cerri, pini, quercioli e piante esotiche). Il sentiero conduce sul crinale tra lo Javello e le Cavallaie (CAI 10), in località Pian delle Vergini, dov’è una fascia di bosco d’alto fusto, soprattutto faggete, che segna il confine tra Vaiano e Montemurlo. SCHIGNANO (460 m) fu una delle “ville” o "popoli" del distretto pratese nel Medioevo; vi avevano ampi possessi la badia di Vaiano e il capitolo di Prato. Insieme agli uomini di Migliana e Popigliano gli abitanti di Schignano si opposero nel 1326 al passaggio delle truppe del ghibellino Castruccio Antelminelli, signore di Lucca, che dopo aver occupato Pistoia muoveva verso Prato. La zona, in origine abitata soprattutto da boscaioli, ebbe un certo sviluppo a seguito degli investimenti fatti dai Vai nella fattoria del Mulinaccio nel Sei-Settecento, ma dalla fine del XIX secolo Schignano si affermò soprattutto come località di villeggiatura estiva, per il clima favorevole, la ricchezza di vegetazione (pinete e castagneti) e d’acqua, la bellezza dei dintorni. Nella seconda metà del XX secolo vi sono state costruite molte residenze, sia presso l’antico nucleo che nei dintorni. La chiesa di San Martino, esistente già nel XII secolo, faceva parte del piviere di Usella; nel Cinquecento vi fu unito il “popolo” di Casi (una delle campane di Casi è a Schignano). La chiesa subì, nel 1760-70, una ristrutturazione che, coprendo la struttura medievale, fece però assumere all’edificio una aggraziata e unitaria veste barocchetta. La semplice facciata a capanna ha al centro un portale in pietra e in asse con questo una finestra centinata con mostra in arenaria; a filo con la facciata, è il campanile a torre, con cella formata da arcate con balaustra. L’interno ha navata unica, coperta da volta a botte con unghiature; le pareti sono ritmate da un’intelaiatura di lesene con specchiature a finti marmi, che sorreggono una trabeazione continua (in stucco, con fascia in scagliola a marmi mischi). Un’elegante lesena concava raccorda le pareti al presbiterio (riprendendo una soluzione adottata nella basilica dei Santi Vincenzo e Caterina de’ Ricci a Prato), formando la base per l’arco trionfale. Il presbiterio, coperto da volta a botte con unghiature, ripete la decorazione dell’aula. In controfacciata sono due acquasantiere tardosettecentesche in marmo verde. I due altari laterali, racchiusi tra lesene, hanno raffinata mostra in stucco bianco con cornice a risalti angolari ornata esternamente da cherubino, festone vegetale e voluta, e coronata da timpano mistilineo con cartiglio, opera probabile di Matteo Ferdinando Arrighi, come gli altri ornati in stucco della chiesa. Gli altari ospitano statue del XX secolo, quello di destra ha però sotto la mensa un Cristo morto in terracotta, del tardo Settecento. Presso il presbiterio sono due confessionali incassati, in legno dipinto, sormontati da un cartiglio mistilineo in stucco. L’altar maggiore, isolato, è in stucco, ornato da specchiature e cartigli rocaille. Il gradino superiore ha profilo digradante verso il centro, dove si inserisce il ciborio a tempietto, con coronamento a volute, cherubini, e sportellino dipinto (Buon Pastore). Sulla parete di fondo del coretto è una tela con San Martino e il povero, opera di un pittore della prima metà del Settecento (forse il pratese Pier Simone Vannetti). La canonica, con portale cinquecentesco sormontato da stemma, è di antica struttura ma, come la chiesa, aggiornata nel Settecento; una scala curvilinea a doppia rampa conduce nel giardinetto sottostante. La chiesa sorge in vicinanza del nucleo più antico dell’abitato, Villamagna (con l’edificio detto “il Parterre”), a sud della chiesa; poco distante è Il Palagio, che fu antica proprietà del capitolo di Prato. |
![]() Statua della Maddonna di Fatima Pellegrina.
Ospitata dal 5 al 8 Luglio 2007 |
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